








La parola morte è spesso una parola interdetta, vietata, quasi illegale, come la voglia di credere che sia illegale la possibilità a non esserci. Si ha difficoltà a superare il trauma di una fine.
Ogni fine in fondo è per sempre, e l’unico modo per aggirare è creare. Da qui nasce la volontà a creare *l’assenza*.
Una nuova cosa l’assenza, essa è diversa dalla fine. L’assenza ha un segno e quindi presuppone la relazione.
Ammette che i termini siano variati, rispetto alla presenza, però consente la continuazione del discorso.
Supera lo shock e permette la riorganizzazione del reale e delle identità correlate che possono continuare così il loro sviluppo.
Luca Giocoli
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